Guida Rapida ai segnali di uno STOP

“Quelle signore abbronzate e senza cognizione spaziale che per occupare la domenica si radunano al museo impedendo con i loro corpi flaccidi il tuo agile passaggio, convinte in questo modo di apporre un cambiamento positivo alle sorti del mondo e al proprio status sociale tra le amiche, inavvertitamente e senza saperlo, esercitano il potere di un museo che prima di essitere davanti a loro, è un museo-che-è-nello-sguardo, e per il quale non starebbero neanche pagando il biglietto d’ingresso. Se il pubblico dunque è la vittima di un dispositivo manipolatorio che si sostituisce alla volontà del proprio sguardo, l’artista, idealmente, è il dissidente che riesce a opporsi e indirizzarlo.Per questo motivo il più grande artista della storia è Don Chisciotte e la sua presumibile psicosi paranoide: una mania interpretativa che scambia il roteare presumibilmente inoffensivo di grossi raggi su un perno (la tecnologia della ruota, appunto) all’esercizio offensivo delle braccia di un colossale gigante (l’ombra di una fiaba interiore proiettata all’esterno e che in questo meccanismo soggettivista assume propriamente le misure di che cosa sia definibile il “Reale”). Potremmo dire che il suo sia un gesto realmente anarchico e anti-Duchampiano: il suo potere “nominale” esiste nonostante non sia legittimato da nessuna comunità di interpreti.Il Don Chisciotte artista si riappropria di un potere immaginifico tutto umano che sembra sia precisamente lo spazio sottratto dal sistema di produzione positiva dei mulini. Cerchiamo di capire se il cavaliere e la sua versione allucinata di che cosa sia una gigantesca ruota, non ci stia in realtà suggerendo di non fidarsi mai di una società di Sancho Panza.”

estratto da pagina 5

Se, per esempio, un lunghissimo millepiedi umano composto da tanti piccoli globuli individuali ma comunicanti tra loro, decidesse di attraversare la strada, riuscirebbe a bloccare il flusso dell’arteria stradale occupando legittimamente le strisce pedonali per una durata proporzionale alla lunghezza del suo corpo infinito, generando così strombazzamenti e ingorghi tali da attivare un significantissimo cortocircuito dromologico nella mente binaria delle forze dell’ordine, che, alla visione di questo eccesso di rispetto del codice stradale, non saprebbe più se compiacersi o se intervenire urgentemente, e nel qual caso, non saprebbe contro chi scagliarsi, se con i legittimi pedoni o83con gli sbraitanti camionisti reclamanti il diritto di sgomberare l’occupante della strada (un lunghissimo bruco).Assistiamo in questo tipo di manifestazioni di rivalsa della fauna del prato su strada a quello che potremmo ridefinire carnevale dromologico: un atto di protesta che si pone come una sorta di ribaltamento semantico e di inversione momentanea dei ruoli di potere.Per cui: La pecora tosa il suo manto e indossa i panni del cane da pastore42, e il cane da pastore, viceversa, raccoglie il vestito di lana della pecora e se lo appiccica addosso. Le prime, solitamente abituate a un tragitto coercitivo e preimpostato (il fienile, il campo da pascolo, l’ufficio, ecc.) si pongono al posto della Legge e iniziano liberamente e ad autoregolare il proprio flusso migratorio, guidate dall’illusione di raggiungere bellissimi prati colline e montagne verdi sulle quali poter consumare una infinita quantità di erba; i secondi, solitamente abituati ad avere il posto che ora hanno i primi, sono costretti a seguire la loro danza anarcoide fingendo di essere loro stessi, spostandosi a destra e a sinistra di questa massa informe, a dirigere i movimenti di questo grande incedere collettivo.

estratto da pagina 86

PRIMA STAMPA EDIZIONE limitata (2 copie rimanenti firmate –> contattare in privatO)